La parola del mese – Ritardo / Scusate il ritardo

Ritardo (sostantivo maschile): tempo impiegato oltre un termine stabilito.

Anna: Mi piace fare l’amore con te.
Vincenzo: Anche a me.
Anna: E allora perché non me lo dici mai?
Vincenzo: Che significa? Se lo faccio, ca lo facciamo accussì, vuol dire che mi piace, no?
Anna: Eh no.
Vincenzo: Come no? No. È mai visto ca mi so’ dato ‘na martellata sulla mano o mi so’ tagliato un orecchio? No. Sai perche? Perché non mi piace. È normale, Senza che uno ha da’ dicere tutt’e cose. Certe cose vanno da se. Se uno capisce capisce.

(Scusate il ritardo – 1982)

Esistono vari tipi di ritardi. Quelli spiacevoli, in particolare quelli provocati dalle Ferrovie dello Stato o da Alitalia. Quelli che possono essere spiacevoli o piacevoli, dipende dai punti di vista e dagli stati d’animo, tipo un ritardo del ciclo mestruale. Quelli piacevoli, come quando hai un appuntamento di lavoro alle otto di mattina e ti chiamano per dirti che la persona che devi vedere arriverà con due ore di ritardo e puoi prolungare sogni ed incubi.

Non starò qui ad elencare i vari tipi di ritardi. Soffermiamoci un attimo sui non-ritardi.

Nel senso… pff… spesso ci sono dei ritardi nel riconoscimento artistico di questo o quel genio. Disprezzo i riconoscimenti postumi ma è una questione reale. Tanto per restare all’Italia e a qualche esempio che conosciamo… parliamo di De Andrè, ad esempio. Ne hanno parlato tanto in questi giorni. De Andrè ha ricevuto un riconoscimento dal grande pubblico solamente dopo la morte. La morte gli ha permesso di diventare cultura popolare, cosa che finché era in vita non avrebbe mai immaginato e, credo, voluto. Volare, Azzurro e De Andrè. Totò, al contrario, ricevette il riconoscimento della sua genialità da parte della critica solo dopo la morte. Esempi stupidi, servono solo per arrivare a dove voglio arrivare.

Voglio arrivare a chi riceve riconoscimenti da parte di critica e grande pubblico assieme già in vita e senza alcun motivo. Non sto parlando solo di Dan Brown con il suo libretto di successo. Sto parlando di arte contemporanea. Sto parlando di Andy Warhol.

Cazzo, Andy Warhol. Bel personaggio. Ecco, cazzo. Ogni volta che penso ad Andy Warhol penso che tutti potrebbero riuscire ad essere considerati grandi artisti. Ma cazzo, come possiamo essere così cretini noi mondo moderno da cadere in queste provocazioni? Warhol si rivolgeva al pubblico a mo’ di Onofrio del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un cazzo”. Cazzo cazzo. Critici di tutto il mondo, ma volete dirlo una volta per tutte che l’arte contemporanea è per il 90% una grandissima cazzata? Prendiamola per quella che è e ridiamoci sopra. Non usate quella parola, arte. Utilizzate al massimo la parola espressione, anche comunicazione se volete. Presa per il culo. Noi lì ad osservare e a scavare nella mente di un uomo. Per poi classificarlo.

Tutti siamo grandi artisti. Tutti possiamo essere Warhol. Io ad esempio ho appena disegnato un’arancia per la copertina del prossimo album dei Radiohead. E poi faccio un po’ di analisi scontate sul mondo occidentale, sulla cultura popolare, sulla globalizzazione in fin dei conti: cose che nessuno mette per iscritto perché sottointese (il gioco preferito dai sociologi: la gara a chi scrive  prima ovvietà) e tutti diranno “Ma come cazzo c’ha pensato? Ma che uomo profondo!”. E poi anch’io mi metto intorno quattro schizzati e mi faccio una “factory“.

E poi uno vive e muore tragicamente, casomai. E scrive, scrive su qualsiasi cosa trova. Come un autistico. Appiccica roba insieme. Genio, provocazione. Ed io lì a dire “Vai, sei un genio! Mettici anche questo poi!”. E tutti “Cazzo, ma li trovi tutti tu?”. Ecco, e poi muore e casomai ci fanno una mostra a Palazzo Ruspoli che l’ingresso lo paghi pure 15 euro. Ecco, e il genio sei sempre tu. Sei riuscito a trasformare un povero sfigato in un genio. Morto.

E poi casomai vai a una mostra di Picasso e trovi esposto un omino fatto col fil di ferro. E pensi che allora tutti hanno qualche scheletro nell’armadio. Quando morirò, chiederò di esser sepolto con il mio Gesù bambino di das di un Natale di molti anni fa. Non ci tengo ad avere riconoscimenti postumi. Meglio restare nell’anonimato.


3 Risposte to “La parola del mese – Ritardo / Scusate il ritardo”

  1. Sei antintellettuale e nemico dell’arte.

  2. sbloggato Says:

    Non è vero assolutamente… non vuoi leggere tra le righe…

  3. belle parole…
    solo quelle! PAROLE!!!
    studia un po’ di arte…

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