Tema libero: Supergiovani alle prese con la corrente, in difetto

Sondare una sonda che non sia necessariamente anale per rieducazione perianale. La musica l’hanno duplicata, l’hanno svecchiata, contraffatta, rifatta in lifting di ripescaggi e sottomissioni a riferimenti e declinazioni, gira gira il rifferama si esaurisce e le cose originali si riducono… l’orecchio indebolisce ad ogni ascolto e ognuno si rivolge al suo santone di fiducia per trovare note di conforto o di contorsione, e che nessuno mi venga a raccontare la baggianata che sulla faccia della terra ancora di questi tempi fagocitanti l’impossibile sia possibile imbattere in una singola persona in grado di saper rinunciare ad avere una propria schiera di guru, di modelli, di maestri a cui poter ritornare anche soltanto per scavare o risalire la sorgente dalla quale sgorgano i suoi gusti più intimi e tenaci o magari per riavvolgere ed azzerare la memoria, per depurarsi dalle contaminazioni, dai tubi di scarico, dalle banche dati otturate (catarsi post-devitalizzazione)…è un girone, un circolo vizioso…non basta di certo il palmo di due mani a calcolare quanti sono i sedotti ed iniziati a culti minori che danno sfogo ai loro vagiti post-parto improponibili proponendoli sotto forma di musica, o di arte tout-court (tout-brut?) quando non c’è proprio spazio per infilarli nel grembo della gonfia madre musica, da sbellicarsi…quindi senza escludere nessuna trovata bizzara/sensazionale si schiaffa tutto quanto di più disparato si possa immaginare su piattaforme recuperabili, o in formato dati su siti www. o dandosi alla distribuzione destra e a manca di feticci (nastri-vhs-VINILE!) efficace come serpenti a mordersi la coda, iniezioni di silicone perché tutto fa brodo…ad essere presentate per l’ennesima volta alla nostra attenzione di ascoltatori manipolati o fruitori manomessi non sono che repliche della stessa opera protratta, ri-trattata, e ci si dibatte sul chi ha fatto traboccare il vaso o cosa… senza foce. Mai come ora siamo abbandonati alle scelte automatiche di un meccanismo ben oleato e perché queste scelte che non sono altro che scorie di volontà scorrano senza intopparsi basta e stravanza l’essere stanziati, è il trovarsi collocati e pure limitati all’intero di un continente o contenitore incontinente come la rete, persi in un foresta di estensione tentacolare, che per forza di cose ci permette(obbliga?) di bruciare in fretta e furia passioni istantanee(le sbarellate d’interesse sono sorrette da criteri di ricerca piuttosto rigidi che si riducono a fenomeno di download in/controllato e/o di orge da condivisione dati). E non si smette come da ipnotizzati di gridare al miracolo ad ogni alzata di coda di gente ripetitiva e ferma a gravitare indisturbata su di un centro senz’asse come Sunn O))) e compagnia bella, per illudersi di nuovo e per non negarsi il supplizio di farlo in tutte le salse, completamente fuori di senno. Vista la vastità del campo di “scelta” è un terno al lotto provare a districarsela tra la marmaglia e distinguere tra questa anche solo il passabile, non dico l’eccellente (che per me non c’entra nulla col presente)… stringendo la presa per restare appiccati in cima ad un nodoso cordone di filo elastico e calandosi nella parte di esploratori di reliquie, di smarmagliatori di vecchie glorie a sorvolare cadaveri-carcasse come avvoltoi, fino alla discesa inevitabile giù nel fondale d’un pozzo abissale di sensazioni usa-getta mai bissabili. Rimane che qualcuno o qualcosa ci ha svezzati alla pratica ri-creativa di un’antica cerimonia, al fascino tribale più bieco balordo e primitivo che lo spettatore/ascoltatore in termini di disumanizzazzione dall’umano abbia mai recepito…forse è attitudine e basta, in fondo non c’è spettacolo che possa dirsi “inesatto” quindi pluriforme quanto e come lo è il rock considerandone tutte le metamorfosi lontane e non dalla forma tradizionale che questo si è concesso, comprese le varie aggressioni di folli sperimentatori alla materia rock, il delirio degenerativo di musicanti improvvisati o improvvisativi comunque derivativi ab ovo. Stringendo, la morsa schiaccia lo spartito ad uno scacco irregolare su un ritornello di base, ma c’è anche un fluire a scatafascio di input trasportati dalla corrente ad alta tensione che straripano fuori brutali ed intensi, che corrono a gambe levate nei cunicoli-corridoi dell’amplificazione e schiacciano il bottone della distorsione elevando al massimo livello d’urto l’impatto sonoro, ma l’avvento cade sul difetto di esecuzione e qui casca l’asino, sul chiasso reiterato, sprocedato nella ripetizione, sul bordone o anche sui colpi di frusta…aggira e rigira e capovolta, come mollando un colpo scorretto e sinistro sopra un ring di pugilato all’arbitro della gara mancando l’avversario (a sberleffo di chi della partita non è). E’ forse il caso di rammendare una strappo, di ammantare un solco, di estirpare le ortiche da dove crescono e con loro debellare certi pruriti stanchi e sbolliti…per fare una capatina anche circospetta attorno alla lapide del rock, anche fosse solo per casuale deviazione di intenti, non sono certo questi i tempi giusti

per guastarcisi l’anima…

Ammazzacandela, che l’interruttore è saltato…s’è spento qualcosa, c’è crisi elettrica

e inutili cimeli sparsi ovunque, anche.

:girini crocchiano un’aria dalla sacca della brocca ammollo colla melma e le ceneri del morto a galla:

Leonardo Carlacchiani

3 Risposte to “Tema libero: Supergiovani alle prese con la corrente, in difetto”

  1. Suon_diLei Says:

    Bambi-camoscio non approverrebbe mai le sonde anali della prima riga ma forse è l’unico modo per salvarlo dalla sua brutta malattia che lo trasformerà in una carcassa-soprammobile [sto parlando del tuo comodino] molto presto.
    Giacerà [il suddetto e compianto]

  2. incontinenza deretana

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